martedì 20 febbraio 2018

La valigia di cartone

Era il mese di agosto del 1970, quell’anno abbiamo abbandonato il paese per sempre.
In realtà, alcuni della famiglia erano  già a Torino da un pezzo, presso la casa di una delle mie sorelle maggiori, sposata ed emigrata in questa città da anni. Io e mia madre eravamo rimasti in paese ad aspettare che lassù trovassero casa e lavoro e poi li avremmo raggiunti.
Dovevamo anche attendere che mia nonna, la madre di mia madre, ormai da molto tempo a letto in fin di vita, si spegnesse, non potevamo di certo lasciarla, né tampoco portarla con noi.
In realtà io non sarei mai voluto emigrare, il lavoro in paese non mi era mai mancato, mi adattavo a qualsiasi cosa e riuscivo ad avere buoni rapporti con la gente con cui lavoravo, amavo i luoghi in cui ero nato e cresciuto, ero felice per piccole cose o quando pescavo con le mani il pesce nel Fortore, eppure me ne andai.
Ero emigrato in Germania nel 1965, seguendo mio fratello di due anni più grande di me.
Da allora avevo fatto su e giù a periodi, tra questi, vissi qualche mese a Milano, dove avevo raggiunto la mia ragazza del paese, il mio primo amore, anche lei emigrata con la famiglia al nord in cerca di una vita migliore. Ero tornato dalla Germania traumatizzato dall’esperienza,volevo togliermi l’obbligo del servizio militare, per poter vivere in Italia e così, appena finito, tornai a casa.

 Qui però le cose erano cambiate, gli amici erano partiti e le cose non erano più le stesse.
I paesi erano vuoti durante l’anno e d’estate i “ ciao neh?”, così venivano chiamati coloro che erano emigrati al nord, tornavano con le auto lucide e con i vestiti stirati e parevano pieni di soldi per potersi godere le vacanze al mare e correre su e giù con le macchine.
Così partii! Così partimmo tutti, con la convinzione che a nord o a sud, questo era comunque il nostro paese.
Arrivai a Porta Nuova, la stazione centrale di Torino, dopo un viaggio allucinante in treno con la febbre a quaranta, sdraiato su un asciugamano, nel corridoio di un vagone stracolmo di una umanità piena di progetti, velleità e tante scatole legate con lo spago, con mia madre e con le nostre poche cose e da quel momento mi accorsi che la mia essenza era cambiata: ero un terrone con la valigia di cartone! Torino, o meglio Grugliasco, fu subito per noi la casa, il lavoro ed una vita che giorno per giorno, si arricchiva di rapporti ed amicizie nuove. La mia mente di ragazzo emigrato, a secco di cultura, veniva trasportata verso mille avventure da stimoli nuovi ed eccitanti.
L’Italia in quegli anni era in fermento per i movimenti giovanili, che seguivano l’onda rivoluzionaria del “ Che “ e del maggio francese e si contrapponevano , sui posti di lavoro e nelle famiglie era tutta un’assemblea continua su ogni argomento: la libertà, il lavoro, la sessualità, la famiglia, il femminismo, tutte queste cose fecero su di me
una presa rapida come quella del cemento, ne fui travolto attraverso una ragazza torinese che veniva a dare volantini agli operai, davanti i cancelli della fonderia Westinghouse dove io lavoravo.
Dopo un po’ ero uno dei militanti del Manifesto e suo marito.
Mi ero sposato senza neanche accorgermene, lo aveva voluto lei ed io avevo semplicemente detto ok. Avevamo trovato un alloggio in una villetta con giardino ed orto nel quartiere di “ città giardino”, periferia buona di Torino, un paradiso per noi e per me che sentivo la mancanza della terra. Il proprietario era un anziano signore piemontese, contentissimo della sposa insegnante e delle mie estrazioni contadine per via dell’orto, ma…accidenti a quel piccolo particolare….ero un terùn e lui proprio non si fidava a darci l’alloggio.
Io non mi ci ritrovavo nella visione che avevano di noi immigrati gli indigeni, mi sembrava così strano che mi chiamassero “ napuli “  o  “ siciliano mafioso “ e poi, ma che voleva dire “ valigia di cartone ?”  Tutte le valige erano di cartone in quegli anni, solo i signori potevano permettersi quelle belle in cuoio! Eravamo allora come gli extracomunitari di oggi, senza mestiere,  senza casa e senza certezze.
Solo ora, dopo trentacinque anni di vita passati qui, comincio a sentirmi un italiano, non sento più quei nomignoli con cui venivamo  etichettati.
Questo credo sia dovuto all’arrivo di stranieri da fuori. Proprio mentre qualcuno voleva ridividere il paese in regioni, il mondo s’è rimischiato in modo tale che ogni paese è una torre di babele.
Oggi siamo noi ad indicare gli altri come: extracomunitari, ladri di lavoro, clandestini.
Proprio adesso che nessuno la nomina più, la mia mente va a ritroso a quella valigia di cartone e mi piace cercare di capire, cosa volevano dire loro e cosa voleva dire per noi quella valigia, quella fragilità nella quale chiudevamo insieme alle poche cose che avevamo, tutte le nostre speranze, tutti i nostri progetti insieme alle nostre paure.
Già, le nostre vecchie inconfessate paure  con le quali lasciavamo i nostri luoghi natii,  i nostri affetti e i nostri morti e quelle nuove che ci nascevano e con le quali venivamo accolti nei posti sconosciuti in cui arrivavamo, con gente che parlava un altro idioma e che esponeva cartelli “ affittasi a non meridionali “, per i quali tu eri solo un terùn, un napuli, un extracomunitario.
Ecco che cosa era la nostra valigia di cartone: la nostra debolezza, nostra come di tutti i poveri del mondo costretti ad emigrare per non morire d’inedia.
È strano, ma ancora oggi non amo le valige di cuoio, se viaggio lo faccio con valige di stoffa, colorate.
Ma se ho tanta roba da portarmi dietro, cosa che mi capita di rado, chiedo aiuto e pazienza ancora alla mia vecchia valigia di cartone.


domenica 18 febbraio 2018

Perchè DOBBIAMO terraformare Marte!

Il futuro prossimo non somiglierà in nessun modo al nostro presente, figuriamoci al nostro passato, prossimo o remoto.
La lezione imparata dal passato, dalla scoperta del fuoco alla rivoluzione cognitiva, ci ha fornito di tutti gli elementi che hanno formato in noi, l'uomo divinis, capace di intervenire e di trasformare la materia a piacimento. Già oggi noi siamo capaci di ritrasformare e riutilizzare la materia dandole nuove forme e nuove vite. da molto tempo siamo capaci di comprendere che le dimensioni in cui viviamo sono più di quelle conosciute ed ammesse da tutti; c'è gente che è sempre vissuta in altre dimensioni non palesi a tutti, ma come la chiamereste voi la distanza abissale che esiste tra un aborigeno ed un tecnico informatico capace di creare un robot di ultima generazione? La prossima avventura dell'uomo moderno sarà quella di terraformare un pianeta intero come Marte e forse Encelado o Europa e questo é un fatto che tra qualche decina di mesi o anni, sarà passato, non più futuro. Statene certi.
Ma terraformare pianeti che oggi sono inospitali ci servirà a comprendere che potremo anche riprogrammare la nostra stessa terra, nel caso di una guerra atomica che distruggerebbe l'equilibrio che oggi ci consente di viverla o di un impatto fatale che ci cancellerà dalla sua faccia. avere più pianeti abitati, nella stessa fascia di vivibilità della nostra stella, consentirà alla razza umana di sopravvivere a se stessa. Terraformare un pianeta, oggi come oggi sembra ancora impossibile ai più, ma gli uomini lo hanno già fatto nel passato. Lo abbiamo fatto proprio qui: sulla terra. qualche secolo fa c'erano zone del pianeta completamente desertiche, o completamente avviluppate da foreste da rendere impensabile che in quelle condizioni, ci fosse una sola possibilità per l'essere umano di sopravvivere ed invece, seppure con tecnologie inadatte e grezze, l'uomo è stato capace di coltivare piante dove dove c'era il deserto, di allevare animali dopo le piante, e di farci vivere l'uomo dopo di loro. Le serre idroponiche che stanno producendo cibo senza usare la terra, sono ormai vecchie di mezzo secolo, ormai l'uomo è capace di produrre vita in vitro da altrettanto e di rigenerare specie scomparse da poche cellule del dna rinvenute in animali scomparsi milioni di anni fa.  Terraformare i pianeti è il presente ormai e su questo presente, la grande massa dei terrestri siamo in ritardo. Oggi c'è gente che vive con un secolo di anticipo sugli altri che continuano a guardare alle spalle e a rimpiangere che "si stava meglio quando si stava peggio". Oggi non è più possibile tornare indietro; coloro che si sono spinti tanto avanti formano una umanità a se stante: la Comunità Scientifica. Potente e distruttiva, poichè è quella che usa la maggior parte delle ricchezze della terra in modo così furioso e distruttivo che sta spingendo il pianeta verso la sua morte, mentre la parte più grossa dell'umanità continua a filosofare sulla possibilità di usare meglio le risorse, le energie alternative, la ricchezza, al finedi garantire a tutti una vita decente che preveda acqua e cibo per tutti. Sono quelli che vorrebbero vedere rispettato il diritto di tutti alla salute, all'accesso all'assistenza, alla pace, alla felicità. Senza preoccuparsi di come sfamare e dissetare una popolazione che diventerebbe infinitamente insopportabile per il pianeta Terra. In ogni caso, l'uomo sarà costretto a colonizzare altri pianeti per sopravvivere e per poterlo fare è giocoforza che le risorse terrestri vengano concentrate nelle mani di chi è capace di portare l'uomo là dove poter formare i nuovi capisaldi degli insediamenti. non l'abbiamo già fatto con le caravelle? La certezza di quello che avverrà però, non ci dà sicurezze, ma ci mette in una situazione di imbarazzo e di tensioni nuove. Sembra strano, ma é quello che ci è capitato continuamente da sempre: l'umanità sta per salpare dal porto sicuro, non sa cosa incontrerà lungo il viaggio, quali pericoli dovrà affrontare, dove approderà, perciò sente addosso quella paura dell'ignoto, quella tensione che precede la scarica di adrenalina che le consentirà di superare gli ostacoli che incontrerà. Quando la nave salperà dal porto, quello che i naviganti sanno, servirà a ben poco. Servirà a molto invece sapere che l'uomo ha affrontato pericoli e predatori a mani nude e ce l'ha fatto fin qui. Sarà importante tenerlo presente per avere fiducia nei propri mezzi per vivere la nuova avventura come si sbarcasse nelle nuove americhe. Quando ero piccolo, gli uomini più grandi mi insegnavano ad arare il terreno con un aratro tirato da un cavallo. come guardare l'orizzonte per tirare drito il primo solco; una buona aratura del campo dipendeva da quello. Non mi è mai servito dopo, non si sono più arati i campi in quel modo. Dopo pochi anni arrivarono i trattori e nulla fu più lo stesso. Ma quel guardare bene il mio obiettivo nella vita, quel tirare dritto il mio solco, è stato comunque il modo in cui ho affrontato sempre tutto quello che ho dovuto fare. Non uscire dal solco mi ha insegnato a perseguire i miei obiettivi senza storture, senza deviare dal mio bersaglio. A qualcosa é servito!

martedì 13 febbraio 2018

Alto Tradimento! i 5 stelle sono uguali agli altri?

Insomma questa cosa dei 5stelle che si inventano un sistema per far vedere un bonifico fatto e subito disdetto in modo di poter mostrare il mandato del bonifico e non il suo ritiro, presuppone volontarietà, predisposizione e capacità delinquenziale. Non è molto importante che i soldi che si sono rubati siano soldi "loro". quei soldi loro che altri si rubano da sempre senza porsi il problema di restituire al popolo italiano quello che si sono sempre spartiti. Noooo, questa cosa è gravissima, perche questi camaleonti, si sono fatti il piano in testa da quando si sono dati alla politica! Proponendosi come moralizzatori e vestendosi da Robin Hood, si sono fatti votare! nessuno di noi elettori ha badato molto ad un loro programma politico(che comunque non c'era). Li abbiamo votati perchè loro mettessero un freno alle porcate che stavano combinando dei depravati lussuriosi e corrotti che si sono impadroniti del sangue del popolo italiano da tempo. Avevano gridato ONESTA' ONESTA' e noi, assetati di vedere un pò di giustizia sociale, abbiamo pensato che questi avevano le palle di mandare a casa i Razzi, gli Scilipoti e I berlusconiani. Alcuni di loro si sono mantenuti a galla tra le acque agitate della politica contando su una propria classe infinita, penso a Di Battista, alla Taverna, a Ficco, altri non mi sovvengono in questo momento;ma son tanti.Ma quelli che hanno architettato il finto bonifico per fottere gli altri e gli altri (mai come in questo caso, siamo noi) hanno mostrato una verità disarmante: quando per risolvere una malattia, sei costretto a far lavorare la stessa materia contro gli elementi patogeni, quello che usi è la stessa merda. Scusate i francesismi. Da mezzo secolo vado dicendo che se vuoi aggiustare le cose in questo Paese, devi prendere gli italiani e deportarli in nord europa e popolare questa lando con gli Innuhuit e gli alsaziani. Devi spostare la gente, mischiarla e fare l'Europa delle genti non dei governi. Mettere la polizia tedesca a bada del popolo italiano, gli italiano a far pizza e cantare in Canadà, I catalani in Ungheria e quelli portali in Spagna. Pensate che sia una pazza idea? chiedetevi perchè qualcuno sta mettendo dei direttori di musei italiani in mano a dei tedeschi. e guardate che funziona la cosa!
Insomma questo per dirvi che io mi ci diverto a vivere, m non ho la minima fiducia che un popolo ossa guarire i propri mali. E' solo la causa di essi, non potrà mai essere la soluzione! No, non state a guardare che ci devono pur essere altri DiBa in giro...ce n'è uno perchè ha vissuto all'estero, si è formato da altre parti. so cosa vuol dire: tra i quindici e i vent'anni ho vissuto in Germania. Ma in questa selva italiana, i fuscelli cresciuti sono poi fatti del legno degli alberi del bosco; son figli dei padri.Nel dna degli taliani, sono inseriti alcune cellule patogene che alla lunga vengono fuori.Voglio dire che chi si propone, ha davvero maturato la coscienza che BISOGNA CAMBIARE, CHE LUI DEVE FARE QUALCOSA: LA SUA PARTE. ma alla lunga quelle cellule guaste, infetteranno il suo modo di vedere, di operare e, senza che lui se ne accorga, comincerà a pensare che quello che fa è NORMALE...GLI ALTRI FANNO DA SEMPRE COSE BEN PIù GRAVI!! QUELLA è L'INIZIO DELLA FINE! La sua e quella delle belle speranze che aveva suscitato in noi.
e ora voi pensate che no-o-o-o...allora non c'è niente da fare che mettersi in gioco personalmente. Pensate che voi siete l'unico che può garantire la propria integrità. Non vi illudete: SIAMO FATTI DELLA STESSA PASTA!
Pensate un attimo ad una cosa: TUTTI NOI crediamo che la massa della gente fa schifo. Che sono Tutti dei rammolliti senza spina dorsale e orgoglio, ma tutti EXTRAPOLIAMO noi stessi dagli ALTRI. IO SONO IO E TU NON SEI UN CAZZO! diceva il Marchese del Grillo (proprio lui!) Io sono Io e voi siete gli ALTRI! Questo ci suggerisce quella brutta bestia che ci hanno messo dentro.
Così ognuno di noi assolve se stesso e condanna gli altri. Ecco perchè le cose non funzionano. Ci hanno messo dentro queste cose con i cibi, nel latte, non lo so, ma ce li hanno messi. forse coi vaccini: Ecco perchè li hanno resi OBBLIGATORI! E ne hanno messo altri di rinforzo, affinchè gli anticorpi non rompano i coglioni!
Pensate per un attimo, Ora che siete da soli a leggere queste mie sciocchezze ed avete ben presente che voi siete voi, gli altri son tutti di là.... pensate per un attimo alla scuola italiana. è obbligatoria da oltre un secolo, tutti ci siamo andati, chi si è diplomato chi laureato. Quelli che insegnano si credono i depositari della CULTURA, quelli che la tramandano, ma la gente che sforna siamo poi NOI, persone che abbiamo dentro quel guasto che non ci fa capire una mazza di quello che facciamo. sempre pronti a dare la colpa agli altri, a tirar su col naso e andare avanti. A scuola avvengono le violenze più incredibili: Insegnanti che violentano bambine, studenti che accoltellano le insegnanti, genitori che picchiano i professori, studenti che si buttano dai balconi...ci sarebbe una buona giustificazione per chiudere le scuole e mandare i bambini a giocare nei prati, ma noi siamo convintissimi che se non vai a scuola sei condannato! SE NON VAI A SCUOLA, A QUESTA SCUOLA, TI SALVI!!! é lì dentro che sta avvenendo il mosfatto, é lì dentro che si sta attuando il PROGETTO! Ecco perchè quattro imbecilli, truccano la pagella per far vedere ai genitori, che gli esami sono andati bene mentre si chiudono in un imbuto che li porterà al suicidio. I mariti truccano la lista della spesa per coprire le perdite del gioco e le mogli lo fanno per nascondere quel vestito che proprio non poteva fare a meno di avere (...ah, quello!...l'ho sempre avuto lì nell'armadio, ma non lo mettevo...non mi piace).
Ecco quattro imbecilli che fanno il falso bonifico che tradisce la fiducia dei propri compagni di banco, di battaglie, dei propri elettori. Vermi e sanguisughe truccati, perbenisti 2.0 di emme.
Pensare che io possa ancora votare un imbecille alle comunali che fa comunella con chi trucca le firme delle liste o il pargolo perbene della confindustria piemontese ( ne ho abbastanza della sindaca torinese). Nooo...anarchico sono! stronzo si, ma unico, non faccio cumulo con voi. NON MI PRENDETE PIU'!